Ta Pum Ta Pum

teatro concerto


di e con

Titino Carrara, Giorgia Antonelli, Calicanto

regia

Titino Carrara

musiche di

Roberto Tombesi, Francesco Ganassin



“Ta pum Ta pum” è teatro e musica: i brani musicali, strumentali e cantati, eseguiti dal vivo si fondono alla parola in uno scambio costante; la musica si fa azione scenica e la parola musica.

“Ta pum Ta pum” è storia di uomini e di guerra, una storia di confine alla ricerca di un senso comune di appartenenza.

Ma qual è il confine?

Ogni giorno avanzate e ritirate spostano la linea che sancisce l’appartenenza o meno ad un’identità territoriale, politica e sociale. Paesi sfollati, dominazioni alterne, per chi vive nei territori di confine. Per i soldati al fronte: offensive e strategie contro un nemico senza nome e senza volto, quasi un’entità astratta.

Sul confine si incrociano storie parallele di uomini e donne che hanno l’urgenza di un rapporto identitario forte.

E così lo scenario collettivo della guerra perde centralità ed esalta gli sguardi individuali.

Un tenente del genio telegrafisti, due giovani soldati e una ragazza sfollata vivono l’esperienza della guerra come apprendistato di umanità.
Traggono forza, rifugio e consapevolezza di sé nel rapporto con l’altro, sia esso un compagno, una prostituta o un mulo.

Storie affamate di vita, lontane da sfide eroiche e conquiste di trincee. Natura potente, amicizie e amori, lucciole nella notte e alberi di ciliegie.

Ma il rombo sordo del cannone regna su tutto, spezza l’intreccio delle storie, annienta e separa.

Per combattere solitudine e disorientamento non rimane che aggrapparsi con le unghie alle proprie radici, al proprio vissuto.

I ricordi di casa diventano luogo sicuro per l’anima.

Latte caldo, strudel di mele, l’albero della civetta: ricordi, ma anche speranza e promessa di ritorno.

Chi avrà la fortuna di tornare scoprirà che la guerra ha violato anche la propria casa, ferito e straziato anche i ricordi.

Per sopravvivere costruirà dentro di sé un nuovo rifugio per l’anima, un germoglio di ricostruzione che nascerà proprio da questa esperienza di terribile e incredibile umanità.

La scrittura scenica è liberamente ispirata a testi classici e contemporanei, da “Giorni di Guerra” di Comisso, “Addio alle armi” di Heminguay, “La ragazza del mulo” di Zandonella Callegher, “La grande guerra delle donne” di Gualtieri, “Soldati e prostitute” di Sema, fino al recentissimo “Eredità” della Gruber.


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